
Spettacoli stagione 2026/2027
Proposta spettacoli teatrali
Teatro Quirino Centro di Produzione/Officina Teatrale
Presentano
MASSIMO VENTURIELLO
con la partecipazione di
MAURIZIO MICHELI
ne
di Niccolò Machiavelli
​
​
con
ANTONELLA
PICCOLO
e con
GUGLIELMO POGGI
MARCO IMPARATO
MARTINA FATIGHENTI
ENRICO SPELTA
MATILDE PETTAZZONI
regia
GUGLIELMO
FERRO

Scene FABIANA DI MARCO Luci ROSARIO CALVAGNA Costumi ADELE BARGILLI Musiche MASSIMILIANO PACE Fotografie RICCARDO BAGNOLI
NOTE DI REGIA - La Mandragola – una commedia di potere nella City
Questa Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza. La Firenze rinascimentale diventa la City globale, un grattacielo di vetro e acciaio dove tutto è trasparente, solo in superficie. I personaggi agiscono mossi non dall’amore o dalla fede, ma dal desiderio, dalla convenienza e dall’opportunismo. La commedia si fa così una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione. La scenografia è minimale e modulare: pannelli trasparenti, luci al neon, schermi con grafici finanziari e breaking news. La città incombe: un mondo verticale, competitivo, disumanizzato. Callimaco è un giovane manager rampante, brillante, seduttivo, privo di qualsiasi morale. L’inganno non è un mezzo, ma una competenza professionale. Messer Nicia CEO anziano, ossessionato dall’eredità e dalla reputazione. Non comprende il mondo che cambia, ma è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”. È ridicolo e tragico insieme, simbolo di un potere vuoto. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza e in un sistema che la vuole “perfetta”. La sua resa finale non è debolezza, ma lucida scelta di sopravvivenza e di potere. Fra Timoteo, diventa un consulente etico, un leader spirituale mediatico. Usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione. È la figura più pericolosa perché legittima il cinismo con parole rassicuranti. Mentre Ligurio è facile da immaginare come faccendiere, lobbista o intermediario d’affari. È il vero motore dell’azione: sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi. Mentore della rappresentazione del fine che giustifica i mezzi.
Il potere come manipolazione. La morale come strumento retorico. Il corpo e il desiderio come merce. La vittoria dell’intelligenza amorale.
La commedia resta comica, ma la risata è amara: il pubblico ride riconoscendo un mondo fin troppo familiare. Il lieto fine non è una riconciliazione morale, ma la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince.
VINCENZO PIRROTTA
in
IL COMMISSARIO MONTALBANO
di Andrea Camilleri
adattamento Michela Maino
con MARIANELLA BARGILLI
Per la prima volta il mondo del Commissario Montalbano approda a teatro in una trasposizione scenica pensata non come adattamento episodico, ma come insieme drammaturgico di più racconti, un mosaico scenico dell’universo narrativo nato dalla penna di Andrea Camilleri. Un progetto inedito che intende portare in scena un immaginario letterario amatissimo, trasformandolo in esperienza teatrale, fatta di corpi, respiri, silenzi e luci. Un viaggio nell’animo di un uomo che osserva il mondo con ironia, disincato e ostinato senso di giustizia. Emerge così un ritratto complesso del Commissario più amato d’Italia che continua a indagare. Ma questa volta l’indagine non riguarda solo i delitti, ma l’uomo, la coscienza, il tempo che passa e il bisogno, sempre attuale, di giustizia e umanità. A guidare questo viaggio è la regia di Guglielmo Ferro, regista siciliano che porta con sé una profonda conoscenza culturale e linguistica di quella terra che è anima stessa del personaggio. Protagonista dello spettacolo Vincenzo Pirrotta, attore anch’egli siciliano, che incarna un Montalbano autentico, radicato, naturale. Questa operazione prende forma grazie alla produzione del Teatro Quirino che, insieme a CTB - Centro Teatrale Bresciano, sceglie di investire con decisione su un progetto ambizioso sia dal punto di vista economico sia culturale. In un momento storico complesso per il panorama teatrale, i produttori scelgono di scommettere ancora una volta sulla centralità del teatro come luogo di incontro, di pensiero e di divulgazione culturale. Portare per la prima volta Montalbano sul palcoscenico significa non solo realizzare un grande evento artistico, ma riaffermare il valore del teatro come spazio vivo e necessario, capace di parlare a pubblici diversi e di rinnovare il dialogo tra tradizione e presente.
regia GUGLIELMO FERRO
con Alessandra Mortelliti e cast in via di definizione
NUOVO SPETTACOLO
produzione Teatro Quirino Centro di Produzione, Centro Teatrale Bresciano

COMPAGNIA MOLIERE
presenta
EMILIO SOLFRIZZI
in
FALSTAFF
"l'arte di farla franca"
liberamente ispirato a Shakespeare e Molière
testo e regia
Davide Sacco
con GIORGIO BORGHETTI
-1.png)
e con
MATTEO MAURIELLO, IVAN OLIVIERI,
CLAUDIA FERRI, CRISTIANO DESSI', BEATRICE SCHIAFFINO
Scenografia FABIANA DI MARCO
Luci LUIGI DELLA MONICA
Costumi LUCIANA DONADIO
Musiche originali DAVIDE CAVUTI
Aiuto regia ILARIA CECI
Foto RICCARDO BAGNOLI
RIPRESA – disponibile da novembre 2026
DURATA: 1 h 30 min senza intervallo
Falstaff – “L’arte di farla franca” è una riscrittura contemporanea liberamente tratta da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e dal Don Giovanni di Molière, due grandi archetipi teatrali che qui si fondono in un’unica figura: quella dell’uomo che vive di parola, seduzione e menzogna, convinto di poter sfuggire per sempre alle conseguenze delle proprie. Sir John Falstaff è un affabulatore instancabile, un seduttore fuori tempo massimo, un debitore cronico che ha trasformato l’inganno in stile di vita. Gestore di un locale sull’orlo del fallimento, Falstaff attraversa il mondo con la stessa arroganza vitale del Don Giovanni molièriano e la vitalità sfrontata del personaggio shakespeariano: ride della morale, dell’onore, del destino e perfino della morte, confidando nella propria capacità di “farla franca”. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi grotteschi e realistici insieme: servi complici e traditori, creditori manipolabili, mariti ossessionati dal possesso, e soprattutto due donne, Margaret e Alice, che incarnano l’intelligenza e la lucidità delle Comari di Shakespeare. Saranno proprio loro, come nelle Allegre comari di Windsor, a smascherare Falstaff, usando l’arma più temibile contro chi vive di vanità: il ridicolo. Tra comicità feroce e improvvise aperture poetiche, Falstaff – L’arte di farla franca racconta la parabola di un uomo che ha sfidato la vita come un gioco, fino a scoprire che l’unica posta che non può essere vinta è il tempo. Una commedia sul potere della parola, sull’inganno come linguaggio del mondo e sull’illusione, tipicamente umana, di poter vivere senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte.
